Salta al contenuto

Io e la scimmia pazza

Da ogni direzione mi cade addosso questa casa
Gli angoli precipitano!
Diventa più basso il soffitto
più basso sino a schiacciarmi

Sono un topo ridotto poltiglia!
La testa mi scoppia
In fuga il cervelletto in smorfia centrifuga
Assieme a grumi di sangue
Che freddo nelle ossa
che freddo dannato
E’ scuro qui intorno…
Accendete la luce vi prego!
(Non si vede che buio)

Cavallette mormorano appiattite contro
muri scheggiati semoventi fantasmi
grignanti alla finestra

Ballerine di Degas con ruvide
dentiere gracchianti
Mi sento Guernica enucleato animale
senza ritegno diviso ridiviso equamente coartato

Questo corpo mi pare di un altro
e forse lo è
Lo conosco forse io lo conosco?

Si illividisce sul collo a chiazze sul torace
Macchie bluastre lo voglio bucare
con spilloni feroci
ma non c’è dolore

Le mani
Queste mani non le riconosco
Le diseredo queste mani che amano e odiano
che pisciano e accarezzano mani
sordide/innamorate/pelose solcate
da vene leggere
falange falangina falangetta
unghie e mezzelune bianco viola
Il pollice ride decaduto angelo nell’abisso della Terra
corposo angelo grasso
avvinazzato lardoso affumicato
Il mignolo pavoneggia la pelle rosata
si stende molle per lungo
e un signore
un signore in frack e bombetta
pronto per il ballo annuale

al club
dei professionisti
cittadini

L’indice sussurra porcherie
come il medio
(specie quello destro)
Mi guarda allusivo ha un’eleganza
fottuta e virile
dritto come fuso

dice di postriboli dove puttane a crocchi
ti palpano l’uccello
si scosciano invereconde annuendo
volgari verso stanze di sopra

In queste mani c’è il cosmo
Parlano
Che ne so di questo corpo
che mi ritrovo sbattuto
congelato

Tutto si muove stasera le porte vivono
Gli orologi corrono da una stanza all’altra

Senza ritegno
Ognuno segue orari diversi
qui è New York la Quinta Avenue
di là in cucina Parigi
ti attende Il Cairo nel cesso
tra una scarica e l’altra
un rotolo di carta igienica
il rotocalco di tre mesi fa
appoggiato alla vasca
dentro cui danzano
pesci rossi
nuotano felici silenziosi
(e chi dice che siano silenziosi?)
Chissà quante parole mormorano
nel loro misterioso linguaggio
o magari urlano pure nell’acqua
forse si amano
passionali come vecchi rajà
allevati ad aragoste e droghe
della Cayenna

esplode la testa mi piagnucolano
tutti gli atomi

stanno misurando le distanze
dal regno di Dio

Lo stomaco gorgoglia acque di fontane
c’è sentimento nello stomaco
dev’essere vero
che l’uomo è il suo stomaco
già lo diceva il buon Feuerbach

Stasera sono depresso
dev’essere la gastrite.
Oggi c’è una unione di valori
per l’uomo occidentale
Per esempio la gastrite ci unisce
la colite l’ulcera la duodenite
siamo pari nell’infarto
e nel cancro

Dlang tudd pù chi è più vivo
Questo è il vero autentico insoluto

PROBLEMA
Chi è più vivo io o
I miei occhiali?
Dubbio che potrei affogare in una buona
bottiglia di primitivo nostrano

…E après la soir io vedo ombre e fantasmi
dentro casa
forse sono i morti che circolano a frotte
del resto dove potrebbero andare
le centocinquantamila persone
che ogni giorno lasciano questo meraviglioso
luogo di delizie e di violenza
per cavalcare la tigre dell’al di là?
Devono essere i morti che stanno sotto i letti
Li sentite cricchiare la notte
Stanno sotto la libreria accovacciati in un libro
con un occhio aperto
che se arrivi tac!

si volatilizzano

Fra l’altro sanno anche passare attraverso i muri si sa
Sono spiriti svincolati dal corpo
eterei leggiadri come piume
Ognuno ha il suo angelo custode
Il mio dev’essere nonno Agostino il falegname
l’anarchico che puzzava
di travi e truciolato
piallava sudava bestemmiando
altre volte vangava la terra
dissotterrava patate
all’alba ce ne andavamo in bicicletta
io sulla canna che c’era un silenzio
e un’aria frizzante
fino al torrente la volpe maculata
sfiorava all’improvviso
e la farfalla stupefatta
volteggiava nell’aria

e mi chiedo se quello sono sempre io
la stessa persona
ero un bambino stavo sull’erba
contavo i maggiolini

Mentre il sole appena ingialla
I palazzi scoloriti
I giardini con le panchine divelte
due coppie innamorate.

(Da Io & la scimmia pazza,Forlì,Forum,1984)

Pubblicato in Io e la scimmia pazzaPoesie